genetica

Come parlare con i tuoi batteri.

Nel nostro corpo abitano miliardi di microorganismi che hanno un peso notevole sul nostro metabolismo e sulla nostra salute (pesano, non solo metaforicamente, 1,5 kg.) e lavorano per noi dalla nascita, regolando l’assorbimento delle sostanze nutritive e migliorando le difese immunitarie. Ognuno convive con uno specifico microbioma personale tant’è che oggi si parla di enterotipo e il microbioma viene considerato un organo a sé in grado di difenderci da attacchi esterni e di evitare steatosi, allergie e prevenire alcuni tumori e malattie autoimmuni. Il genoma di questi batteri è cinque volte quello umano ed è stato completamente sequenziato permettendo agli scienziati di conoscere il linguaggio che essi usano per comunicare con le cellule del nostro corpo. “ Se ascolti attentamente i batteri intestinali impari a parlare la stessa lingua e hai la possibilità di partecipare al colloquio microbioma – cellula umana, aggiungendo delle frasi nel corpo di quei batteri che non avessero capito bene, dirigendo la conversazione a una conclusione utile per l’ospite”. Il dr. Sean Brady PhD direttore del Laboratorio di Molecole Geneticamente Codificate dell’Università di Rockefeller e i suoi colleghi, tra cui il Dr. Louis Cohen, Ph.D., hanno scoperto che i batteri intestinali e le cellule umane non possono parlare lo stesso dialetto, ma possono capirsi l’un l’altro. Basandosi su questa osservazione, gli scienziati hanno sviluppato un metodo per ingegnerizzare geneticamente i batteri per produrre molecole che hanno il potenziale per trattare determinati disturbi migliorando il metabolismo umano. I dettagli di questo lavoro sono apparsi il 30 agosto 2017 nella rivista Nature, in un articolo dal titolo “Commensal Bacteria Make GPCR Ligands That Mimic Human Signalling Molecules.”che descrive le novità riscontrate nei batteri e nel sistema di segnalazione dell’ospite e spiega come queste scoperte aiuteranno a progettare la flora batterica intestinale per avere effetti terapeutici benefici sulle malattie. Nel suo lavoro, la squadra guidata da Cohen e Brady, ha progettato batteri dell’intestino per produrre N- acil- amide che si lega con un recettore umano specifico, GPR 119, noto per essere coinvolto nella regolazione del glucosio e dell’appetito ed è stato precedentemente un obiettivo terapeutico per il trattamento del diabete e dell’obesità. “Questo è un primo passo per espandere e definire sistematicamente i sistemi che vengono utilizzati dai batteri del nostro intestino per interagire con noi” si augura il Dr.Brady. Disegnato da Freepik

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